Attese infinite al Pronto Soccorso del Santa Maria Nuova: una situazione che deve finire. La Cisl chiede un incontro con le direzioni generali dell’Asl di Reggio Emilia e dell’Asmn per poter discutere della situazione di grave disagio in cui versano i pazienti e, in particolar modo gli anziani, al Pronto Soccorso. Questo, infatti, è caratterizzato da lunghissime attese e abbandoni. Un caso emblematico anche a Febbraio di una iscritta Cisl.
REGGIO EMILIA (27 luglio 2010) – “La condizione vissuta dagli anziani che ricorrono al pronto soccorso è talmente precaria e disagiata da non essere degna di un Paese civile, dove ogni giorno si sbandiera, evidentemente solo a parole, la necessità di mettere la persona al centro e di umanizzare i servizi, anche quelli sanitari,”. E’ duro il giudizio di Margherita Salvioli Mariani, segretaria provinciale della Cisl di Reggio Emilia, sulla situazione che si ritrovano a subire gli anziani al pronto soccorso, considerando che ci si riferisce alla fascia di età più debole. L’organizzazione sindacale Fnp-Cisl (pensionati), chiede un incontro con le direzioni generali dell’Asl e dell’Arcispedale Santa Maria Nuova (Asmn) di Reggio Emilia per poter discutere della situazione di grave disagio che gli anziani si trovano a vivere al pronto soccorso reggiano. “Diversi nostri associati – riferisce Loris Cavalletti, segretario della Cisl Fnp – hanno fatto presente che la situazione, a causa delle alte temperature estive, si è ulteriormente aggravata. Le attese, che non infrequentemente superano le 3-4 ore, con punte anche di 10 ore nei giorni festivi, avvengono spesso su barelle e senza alcuna possibilità di accedere autonomamente ai servizi o ad essere dissetati e alimentati”. “Comprendiamo – prosegue Cavalletti – che vi possano essere delle difficoltà legate al calo fisiologico del personale dovute al periodo estivo, però crediamo che vada ricercata una soluzione per ridurre in modo significativo il tempo di attesa. Stante anche la situazione di grave difficoltà che gli anziani si trovano a vivere vogliamo discutere la possibilità di istituire una corsia preferenziale per questa fascia d’età, cosi com’è prevista per i bambini, oppure il potenziamento del servizio”. Ciò nonostante al pronto soccorso, a volte, ci si trova dinnanzi ad accessi impropri… “Certo, questo succede. Ma in alcuni di questi casi è anche perché il pronto soccorso è l’unica alternativa alla medicina di base caratterizzata, inutile dirlo, da orari ristretti. E se si ha bisogno che fare? Non ci sono soluzioni. Ricordiamo, inoltre, che sono solo due le guardie mediche di notte per tutti i comuni del distretto, di cui una dislocata in via Belgio”. La mancanza di altre alternative fa sì che la gente si riversi sul pronto soccorso e questo porta a lunghe attese e non si vuole certo pensare che questo sia lo strumento per far dissuadere dall’accesso. “Non può essere questo lo strumento giusto – conclude Cavalletti -. Perché a risentirne in primis sono gli anziani. Durante tutto l’anno al pronto soccorso si assiste al caso di persone in difficoltà che attendono per ore su barella: è una situazione specifica particolarmente grave”. Non è solo colpa del periodo estivo, emblematico il caso raccontato dal tutore (A.G.) di una iscritta Cisl: “Era la domenica del 14 febbraio del 2010 – racconta A. G. – e ho accompagnato la signora di cui sono tutore a una visita per un arto con sospetta embolia. Codice giallo, e attesa dalle ore 10 del mattino sino alle ore 21, prima nella sala d’aspetto del pronto soccorso del Santa Maria, poi in una stanza interna, quindi nei corridoi, assieme a molti altri anziani, stipati anche come sardine. Dieci ore per un doppler e una vista specialistica. E nessuno che si è premunito di chiedere se avesse sete o se necessitasse del bagno”.